Parlando
del corno occorre fare subito una precisazione poiché nella storia della musica
il termine Corno (horn) è stato spesso utilizzato per indicare strumenti a
volte molto diversi tra loro e accomunati forse solo dalla forma originaria che
ricordava appunto le fattezze di un “corno” di animale.
A
confondere le idee ha contribuito anche la bizzarria del caso laddove uno
strumento dalla forma “angolata” denominato corne d'angle o cor anglé (si tratta di un parente più grande dell’oboe) venne malauguratamente
tradotto in “corno inglese” per cui al tradizionale Corno (horn), per non
vederlo confuso con un’ancia doppia, venne aggiunto (non si sa da chi),
l’appellativo di “francese”. E in tutta questa confusione pare che i francesi
centrino poco o nulla!
Tutto ciò per
precisare che lo strumento di cui vorrei parlare è il “corno francese” ossia
forse il più nobile tra tutti gli strumenti della famiglia degli ottoni.
In quanto al titolo
nobiliare ci sarebbe da confondersi tra leggende e fantasie. Possiamo solo affermare
che nella storia degli ottoni è lo strumento che prima di tutti acquisisce
un’estensione sonora completa che lo introduce ben presto negli organici
orchestrali e per il quale illustri compositori (da Bach in poi) hanno dedicato
importanti composizioni.
A questo punto, si
può dire: una nobiltà di diritto!
Per quanto riguarda
la mia esperienza personale, devo però confessare che il mio rapporto con il
corno ha avuto un percorso difficile e contorto.







